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Prem Rawat

D: Saranno certo in molti a descrivere o definire una persona nella sua posizione. Lei come si descriverebbe?
PR:
Io sono io. Sono un essere umano. Su di me sono state dette molte cose, e molte di queste cose erano dettate dalle emozioni, nel bene e nel male. Sono fiero e felice di avere questa vita come essere umano. Sono anche molto felice di poter provare gioia e dolore come tutti gli altri. Sono felice di essere me stesso. Ad alcuni piacerebbe classificarmi, ma io sono semplicemente me stesso.

D: Quale motivazione la spinge a fare quello che fa? Perché divulga questo messaggio?
PR:
Mi è stato fatto un dono. Ho questo dono fin da quando ero molto piccolo. In quel periodo parlavo in pubblico prima che mio padre iniziasse i suoi discorsi. Altre volte era mio padre a chiedermi di parlare, e quando lo facevo ne era felicissimo. Questo dono esiste da molto tempo.

D: Cosa la qualifica come messaggero di questo insegnamento?
PR:
Cosa mi qualifica? Il cuore, le persone che ascoltano. Sono loro a qualificarmi. Se sono capace di diffondere questo messaggio, allora sono qualificato a farlo.

D: Quale soluzione, aiuto o speranza porta ?
PR
: Non c’è bisogno di essere disperati per aver bisogno di provare speranza. La si può provare anche in un giorno bellissimo, limpido e soleggiato, in cui va tutto bene. Il messaggio più promettente che ci possa essere è che possiamo essere appagati dentro. Che possiamo trovare quell’unica cosa che il nostro cuore cerca da sempre, è un messaggio molto promettente. È questo il messaggio che porto. Esso dà speranza alla gente. Ecco cos’è importante per tutti noi: quella speranza, l’idea di poter essere appagati, l’idea di poter avere la Conoscenza di sé stessi, in questa vita.

D: Qual è il suo ruolo in questo processo?
PR
: Sono qui per aiutare le persone quanto più mi è possibile. Rendo disponibile il mio messaggio in modo da permettere alle persone di ascoltarlo o leggerlo, mostro queste tecniche e sono qui per dare ispirazione e fare da guida.

D: Associare il messaggio al messaggero è un atteggiamento molto umano. Nella Conoscenza, qual è la differenza tra il messaggio e il messaggero?
PR:
L’esempio che faccio sempre è questo: una persona punta il dito verso la luna e dice: ”Guarda che bella la luna.” E la gente guarda il dito e si scorda della luna. Seguite il dito, guardate dove indica, e poi spostate il vostro sguardo verso la luna, apprezzatene la bellezza. Quando il messaggero cerca di rendersi più importante del messaggio, non è più un messaggero. Il messaggero è una cosa bellissima, ma il messaggio è di gran lunga più importante di lui o di lei. È il messaggio a rendere il messaggero un messaggero, e non il contrario.

D: Tutti i filosofi, da Socrate a Schopenhauer hanno detto: “Guarda dentro di te” Anche lei è un filosofo?
PR:
Vorrei essere ben più pratico di un filosofo. Io non dico soltanto: ”Penso che quello che cerchiamo sia dentro di noi. Penso che lo troveremo dentro di noi.” Dico che posso metterti in contatto con la semplice bellezza e realtà che è dentro di te. Ho i mezzi per farlo.

D: Sono molti quelli che offrono messaggi di speranza ed ispirazione. Cosa offre lei di diverso?
PR:
Non si tratta solo di un messaggio, ma di un’esperienza reale. Per mezzo della Conoscenza di sé si può entrare in contatto con un luogo che è dentro di noi. Io non dico soltanto “Tutto è meraviglioso”, bensì mostro un modo per poter apprezzare ogni respiro. Non parlo solo della sete. Parlo di come placarla, una volta che l’hai scoperta. Se poi si è sufficientemente assetati, do anche l’acqua. La Conoscenza è quel che do alle persone. Ed è questo che rende il mio messaggio notevolmente diverso. Non sono solo parole. C’è qualcosa di più. C’è un’esperienza da fare, una sensazione da provare, e io offro anche questo.

D: Può descriverci quest’esperienza in modo che anche chi non l’ha ancora avuta la possa capire?
PR:
È proprio come placare la sete. Tutto ciò che si può dire a quel punto è: “Ahhhhh. Bellissimo, incredibile”. Ma è qualcosa che si deve sentire. È una sensazione. Potrei dire che è il sogno di mille notti che si avvera, ma questo non significa niente, perché se non lo si è mai provato, non si sa di cosa io stia parlando.

La Conoscenza di sé permette di entrare in sé stessi ed avere consapevolezza del proprio tempio, della bellezza interiore, ascoltare il silenzio di ogni respiro, soffermarsi nel più silenzioso dei luoghi e ascoltare la vita che pulsa in noi, quando silenzio e rumore sono una cosa sola, nel luogo da dove la gioia scaturisce. E allora nasce un sorriso perché qualcosa viene appagato, e la sete viene placata.

D: Sembra quello che la meditazione dice di offrire alla gente. La Conoscenza è la stessa cosa?
PR:
Si potrebbe dire che questa è la meditazione stessa, ma non è meditazione, perché è molto di più. Non si tratta di cercare di controllare qualcosa. Non si tratta di cercare di conquistare qualcosa. Si tratta di apprezzare. Questa è la grande differenza. Quindi, è come la meditazione ma è anche molto diversa.

D: Perché mai uno dovrebbe cercare la Conoscenza?
PR:
In ogni persona esiste una sete. Che sia stata scoperta oppure no, è un altro discorso. Però la sete c’è, ed è questa sete a spingere le persone a cercare la Conoscenza di sé.

D: Può descrivere cosa intende per sete? È uno di quei concetti vaghi, che può essere difficilmente afferrato.
PR:
Se cominci ad analizzarla, allora ti sfugge. Ma la sete è fondamentale. Tutti hanno avuto sete di acqua. Quando hai sete di acqua non ci sono ricerche da fare. Vuoi trovarla e bertela. Il bello di questa sete è che l’acqua che le persone cercano si trova dentro di loro.

D: Quale tipo di persone è più ricettivo al suo messaggio?
PR:
Le persone che sono davvero libere. Libere in ciò che pensano. Quelli che sono intrappolati nei concetti e nelle idee, su come dovrebbero essere le cose e su come funzionano, fanno molta più fatica a capire di cosa parlo. Le persone che hanno paura di ascoltare gli altri non saranno in grado di capire il mio messaggio. Ma quelli che si sentono liberi e a proprio agio con sé stessi, sono coloro in grado di venire ad ascoltarmi.

D: Come si fa a prepararsi al meglio per ricevere la Conoscenza?
PR:
Diventando semplici. Diventando ciò che si è. Non avvicinandosi per curiosità, ma dicendo: “Qui c’è una cosa che ha a che fare con me. Che è già dentro di me.” Comincia ad accettare il fatto che la vita è un dono. Comincia ad accettare il fatto che ogni respiro contiene un’enorme quantità di gioia. Sentilo. Quando cominci a sentirlo, sei sulla buona strada per prepararti a ricevere la Conoscenza.

D: La Conoscenza richiede uno sforzo?
PR:
Lo richiede. Dire: “Sì, mi prendo la responsabilità di questo respiro. Mi prendo la responsabilità di gioire di ogni mio singolo respiro” richiede uno sforzo. Quello sforzo a volte è più impegnativo che scalare l’Everest o cercare di raggiungere il punto più profondo dell’oceano, o il punto più lontano dell’universo. È una sfida. Ed è meravigliosa.

D: Capisco che ogni persona è diversa, ma in genere quanto tempo richiede il prepararsi a ricevere la Conoscenza?
PR:
Ognuno ha il suo viaggio da compiere. È secondo i propri tempi che si matura, come un frutto. È secondo i propri tempi che si germoglia, come un seme. Si tratta di te. Questo è il tuo viaggio. Ci sono state persone che lo hanno sentito subito: “Questo è quello che stavo cercando.” E so di qualcuno che venne ad ascoltarmi molto tempo fa. Non rimase granché impressionato e così se ne andò per la sua strada. Poi di recente ha seguito su un canale via cavo uno dei miei discorsi, e ha detto: “Questa persona la conosco”. Così ha ascoltato nuovamente quello che dicevo, e stavolta ha voluto approfondire.

Ognuno ha la sua strada. Io non spingo nessuno. Piuttosto, preferisco che ognuno proceda al proprio passo e gioisca delle proprie scoperte.

D: Cosa consiglierebbe a chi non è del tutto sicuro? Quali consigli darebbe?
PR
: Di ascoltare ancora il messaggio. È un ottimo banco di prova per vedere a che punto è la tua sete, a che punto sei tu, e cosa vuoi nella tua vita.

D: Quando uno dice: “Sono pronto per ricevere la Conoscenza”, come fa lei a sapere che quella persona è veramente pronta?
PR:
Nessuno può sapere se una persona è veramente pronta. Mi devo fidare di loro. Molte persone mi dicono: “Dammela adesso.” E io rispondo “No. Pensaci sopra. Non avere fretta. Assapora la tua sete e convivici per un po’. Senti com’è. Quando sentirai dal tuo cuore, e non per curiosità, ma proprio dal tuo cuore, che quella sete è reale, allora chiedi di ricevere questo dono.” A quel punto devo fidarmi di quella persona. Loro devono fidarsi di me e io di loro. Da parte mia, spero sinceramente che le persone traggano pieno profitto da questo dono e che lo usino; che apprezzino la loro vita ed apprezzino ogni respiro. Spero che permetteranno che si realizzi per loro, in questa esistenza, il potenziale che nasce dal fatto di essere vivi. Si tratta di gioire. Questo è ciò che spero che faranno, e in questo ho fiducia. Si basa tutto sulla fiducia.

D: C’è qualche genere di autovalutazione attraverso la quale si possa comprendere meglio quanto realmente si è assetati?
PR:
Semplicemente essere sincero, e la risposta arriva. La vita richiede sincerità. La Conoscenza richiede sincerità. La gioia richiede sincerità.

D: È necessario avere del tempo a disposizione nel quale poter stare tranquilli per ricevere la Conoscenza?
PR:
Occorre solo essere liberi da distrazioni in modo che, quando vengono insegnate le tecniche, le si possa imparare. Bisogna inoltre avere a disposizione circa un’ora al giorno per poterle praticare in tranquillità.

D: Cosa si prova quando si imparano queste tecniche della Conoscenza?
PR:
Io spero sinceramente che sia bellissimo, che piaccia. Sono tecniche molto semplici. Per praticarle non c’è assolutamente bisogno di essere un atleta. Sono tecniche molto, molto, molto semplici. E più uno le usa, più ne gioisce.

D: Cosa succede dopo che una persona ha ricevuto le tecniche?
PR:
Le può praticare, goderne, progredire in questa vita, tenersi in contatto e trarre vantaggio da quanto viene offerto.

D: Se non si praticano queste tecniche ogni giorno, si comincia a perdere quest’esperienza? C’è qualcosa che bisogna affinare regolarmente?
PR:
Il giorno in cui non si beve, si resta assetati. Più si pratica, più si riesce a restare in contatto con sé stessi. Si tratta di godersi lo spazio che esiste dentro di te. Te lo porti dietro dovunque tu vada. Praticare le tecniche è un momento molto piacevole in cui entrare in sé stessi e sentire quella tranquillità, quella bellezza.

D: Lei ha questa Conoscenza da molto tempo. Cosa significa godersi la Conoscenza al massimo?
PR:
Non posso proprio rispondere a questa domanda, perché non ho raggiunto il suo pieno potenziale. Ogni giorno che vivo si apre una nuova porta e viene mostrato un nuovo potenziale. È veramente infinito. Non ne ho ancora raggiunto l’apice. Grazie al cielo, non ancora.

 

   
     
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